Prezzi di benzina, diesel, gas e olio da riscaldamento alle stelle: mandiamo la fattura al centro-destra

Con i costi dell’abitare e della mobilità alle stelle, come sempre il Ticino è particolarmente martoriato e la causa sono i soliti ignoti: i combustibili fossili.

L’acuirsi della crisi mediorientale ha fatto nuovamente impennare i prezzi dei combustibili fossili che già erano su livelli elevati dall’inizio della guerra in Ucraina. In queste situazioni emerge per l’ennesima volta in tutta la sua portata la vulnerabilità del nostro approvvigionamento energetico dipendente per oltre il 50-60% dalle fonti energetiche fossili importate. Ogni anno il Ticino spendeva all’estero per l’acquisto di combustibili fossili ca. 250 milioni all’anno. Con la guerra in Ucraina questa fattura è salita mediamente a ca. 320 milioni annui, un aumento del 28%. Non sappiamo quanto salata sarà la fattura complessiva per il 2026 ma potrebbe salire fino a 370 milioni. Insomma fino a 120 milioni di aumenti all’anno rispetto al periodo pre guerra in Ucraina (+48%) che ricadono sulle spalle di cittadine, cittadini, enti pubblici e aziende.

Ad impennata dei prezzi ormai in corso, segue poi l’ormai scontato intervento pompieristico a scopo preelettorale dei partiti di centro-destra in apparente soccorso ad aziende e famiglie: in tempi recenti prima la Lega e l’UDC poi anche il PLR. Giusto interrogarsi su quello che si può fare per alleviare il peso sulla società, ma prima bisognerebbe finalmente chiedersi perché in piena crisi climatica siamo ancora così fortemente dipendenti dalle fonti energetiche fossili: nulla di casuale ma frutto di precise e chiare scelte politiche, portate avanti proprio dalle stesse forze politiche che gridano poi al lupo al lupo quando aumentano i prezzi. E’ infatti proprio il centro-destra che ha sabotato la politica climatica Ticinese e Svizzera negli ultimi decenni. Essa ha proprio come obiettivo l’uscita dalle fonti fossili per ridurre le emissioni dannose per il clima. Con argomenti scaricabarile del tipo «emettiamo solo lo 0.08% delle missioni globali» (in realtà considerando i consumi di beni importati e l’impatto della piazza finanziaria si sale già al 3%) o «anche se noi torniamo all’età della pietra non cambia nulla per il clima» (ma mettere un impianto fotovoltaico o una pompa di calore o scegliere un’auto elettrica è tornare all’età della pietra?) oppure con presunti costi economici insostenibili, ci si è dichiaratamente disimpegnati dalla protezione del clima. Questa evidente scelta «anti climatica» ha però anche una chiara conseguenza sul mantenimento della nostra dipendenza dalle fonti energetiche fossili.

Se il piano previsto dal PECC (Piano Eneregtico e Climatico Cantonale), già insufficiente fare la nostra parte per il clima, fosse stato approvato con le necessarie misure (e alcune altre da prevedere nei prossimi anni, ma ormai già predestinate a bocciatura se le maggioranze politiche rimarranno le stesse) avrebbe permesso assumendo un prezzo costante dei combustibili fossili di risparmiare entro il 2050 almeno 3.5 miliardi di franchi in combustibili fossili (ca. 140 milioni annui). Una cifra di almeno questa entità potremmo quindi permetterci di investirla nella transizione energetica. Dobbiamo solo anticipare la spesa sotto forma di investimento per la transizione e recuperarlo in seguito in termini di ridotta dipendenza. E` esattamente il meccanismo di installazione di un impianto fotovoltaico o di una pompa di calore: si investe oggi e si recupera l’investimento durante tutto il ciclo di vita (20-30 anni). Nella maggior parte dei casi questi investimenti non solo permettono di recuperare l’investimento iniziale ma pure di fare un guadagno. Per l’intera comunità i benefici complessivi supererebbero di gran lunga i costi se si pensa che quei 3.5 miliardi verrebbero investiti per almeno il 70% in Ticino creando lavoro e posti di lavoro per le nostre aziende, che i danni sanitari ed economici dovuti all’inquinamento atmosferico si ridurrebbero drasticamente e che nel caso in cui a livello mondiale tutti faranno al loro parte anche i danni climatici potranno essere drasticamente ridotti: negli ultimi 3 anni tra alluvioni, grandinate e siccità abbiamo avuto in Ticino fino a 600 milioni di danni climatici che l’intera collettività ha dovuto assumersi.

Ogni bastone messo tra le ruote della transizione energetica ci costa oggi e ci costerà acora di più in futuro in aumento di spesa per i combustibili fossili, in particolare se i prezzi, come è probabile, rimarranno elevati. La brusca frenata nelle misure del PECC voluta da PLR, LEGA, UDC, AVANTI ed HELVETHICA e in parte sostenuta anche dal CENTRO, fatto salvo improbabili futuri aumenti significativi degli incentivi per la transizione energetica, ci farà perdere 5-10 anni, che corrispondono a 350-1400 milioni di franchi di combustibili fossili. Invece di lucidarsi l’immagine pubblica con la sola richiesta di misure immediate per il rincaro di benzina, gas e olio combustibile (tra le quali anche la trovata controproducente del PLR di ridurre la tassa CO2 i cui proventi in parte vengono proprio usati per la transizione energetica, sabotando di fatto ancora l’uscita dai combustibili fossili) è ora che il centro-destra si assumi le sue responsabilità e i relativi costi per la collettività delle sue anacronistiche scelte passate e presenti.

 

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