Riscaldamento globale: 50 gradi in Ticino, possibili con un clima globale a +3°C

La domanda slogan della serie di manifestazioni nazionali a favore del clima “estati a 50°C? No grazie” può sembrare provocatoria e anche esageratamente catastrofista. Ognuno di noi infatti non vorrebbe neanche minimamente immaginare come si potrebbe sopravvivere in Ticino con tali temperature estreme che mettono direttamente in pericolo la vita all’aperto e negli edifici non raffreddati. Purtroppo dati alla mano non si tratta di uno scenario impossibile. Ma andiamo con ordine. Diamo inizialmente un’occhiata al passato considerando le stazioni di Lugano e Locarno e le relative temperature massime. In seguito ci proietteremo nel futuro grazie agli scenari climatici CH2025.

Evoluzione dei periodi di ritorno delle temperature estreme nel Sottoceneri e nel Locarnese nel clima passato e in quello attuale (Lugano e Locarno)

Soglia1961–19901991–20201996–2025
35 °C30 – 60 anni12 – 30 anni8 – 17 anni
40 °C800 – 3’400 anni400 – 3’100 anni200 – 850 anni
45 °C20’000 – 180’000 anni15’000 – 310’000 anni6’000 – 45’000 anni
50 °C0.6 – 10 mio. anni0.5 – 30 mio. anni0.15 – 2.3 mio. anni

Nel clima 1961–1990 una giornata con 35 °C era un evento raro nelle due principali località del Ticino meridionale, con un periodo di ritorno compreso tra 30 e 60 anni. Nel trentennio 1991–2020 la forchetta si abbassa a 12–30 anni, e nel periodo più recente 1996–2025 scende a 8–17 anni. In pochi decenni, dunque, i 35 °C sono passati da evento eccezionale, che si poteva vivere una o due volte nella vita, a evento che ci si può attendere più volte nell’arco di una generazione. La tendenza è chiara soprattutto nel periodo più recente, quando anche il limite superiore della forchetta si dimezza. Il periodo 1996–2025 si sovrappone per 25 anni al 1991–2020, per cui le differenze sono dovute soprattutto alla sostituzione degli anni 1991–1995 con gli anni 2021–2025. Che bastino cinque anni per spostare così la stima mostra quanto siano state calde le estati più recenti.

Per i 40 °C i periodi di ritorno restano molto lunghi, ma anche qui l’evoluzione va nella stessa direzione. Si passa da 800–3’400 anni nel 1961–1990 a 200–850 anni nel 1996–2025. Tra il primo e il secondo trentennio la forchetta rimane ampia e il suo limite superiore varia poco. Questo riflette il comportamento diverso delle due stazioni: a Locarno la diminuzione è costante, mentre a Lugano il trentennio 1991–2020 presenta estremi meno dispersi, che nella stima statistica allungano la coda della distribuzione. Solo nel periodo più recente entrambe le località mostrano una chiara riduzione. Oggi i 40 °C restano un evento del tutto eccezionale, ma nettamente meno improbabile rispetto a qualche decennio fa.

Per le soglie di 45 °C e 50 °C i periodi di ritorno stimati vanno da migliaia a milioni di anni. Queste cifre sono frutto di un’estrapolazione molto lontana dai dati osservati. Con 90 valori per trentennio (i tre giorni più caldi di ogni estate), la stima è affidabile solo fino a periodi di ritorno di qualche decina d’anni. Oltre, i numeri non hanno un significato preciso: indicano soltanto che, sia nel clima passato sia in quello attuale, tali temperature sono da considerare praticamente irraggiungibili a Lugano e Locarno. Anche per queste soglie, tuttavia, la forchetta del periodo 1996–2025 è la più bassa delle tre, a conferma di uno spostamento complessivo della distribuzione verso valori più caldi.

Evoluzione futura dei periodi di ritorno delle temperature estreme a Lugano e Locarno

SogliaOggi (1996–2025)GWL +1.5 °CGWL +2.0 °CGWL +2.5 °CGWL +3.0 °C
35 °C8 – 17 anni3.5 – 7 anni2.5 – 4 anni1.7 – 2.5 anni1.4 – 1.8 anni
40 °C200 – 850 anni40 – 120 anni25 – 60 anni11 – 22 anni6 – 11 anni
45 °C6’000 – 45’000 anni500 – 2’100 anni330 – 950 anni100 – 230 anni50 – 90 anni
50 °C0.15 – 2.3 mio. anni7’000 – 38’000 anni4’400 – 15’000 anni1’000 – 2’500 anni370 – 720 anni

Gli scenari climatici CH2025 permettono di stimare come cambierà la frequenza delle giornate estremamente calde in Ticino in funzione del riscaldamento globale. I risultati sono espressi per livelli di riscaldamento globale (GWL), cioè per un aumento della temperatura media mondiale di 1.5, 2.0, 2.5 e 3.0 °C rispetto al periodo preindustriale. Tutti gli scenari indicano un forte aumento della frequenza degli estremi, tanto più marcato quanto maggiore è il riscaldamento globale.

Per la soglia dei 35 °C, che oggi a Lugano e Locarno ha un periodo di ritorno di 8–17 anni, già con un riscaldamento globale di 1.5 °C la forchetta si riduce a 3.5–7 anni. Con +2.0 °C scende a 2.5–4 anni, e con +2.5 °C una giornata a 35 °C si verificherebbe mediamente ogni due anni circa. Con +3.0 °C il periodo di ritorno diventa di 1.4–1.8 anni, e i 35 °C diventerebbero un evento raggiunto nella maggior parte delle estati. La soglia che nel clima 1961–1990 si superava in media una volta ogni 30–60 anni diventerebbe quindi una caratteristica abituale dell’estate ticinese.

Ancora più significativa è l’evoluzione della soglia dei 40 °C, finora mai raggiunta in queste località e oggi associata a periodi di ritorno di diversi secoli. Con un riscaldamento globale di 1.5 °C il periodo di ritorno scenderebbe a 40–120 anni, con +2.0 °C a 25–60 anni e con +2.5 °C a 11–22 anni. Con +3.0 °C si arriverebbe a 6–11 anni. In un mondo più caldo di 3 °C, i 40 °C avrebbero dunque a Lugano e Locarno una frequenza paragonabile a quella che i 35 °C hanno nel clima attuale. In altre parole, l’intera distribuzione degli estremi si sposterebbe di circa 5 °C verso l’alto.

Le soglie di 45 °C e 50 °C restano anche negli scenari futuri eventi molto rari. Il loro comportamento mostra però quanto rapidamente si accorci la coda della distribuzione. Per i 45 °C il periodo di ritorno passerebbe dalle decine di migliaia di anni di oggi a 500–2’100 anni con +1.5 °C, fino a 50–90 anni con +3.0 °C. In quest’ultimo scenario anche una temperatura di 45 °C, oggi considerata praticamente irraggiungibile, rientrerebbe nel campo del possibile nell’arco di una vita umana. I 50 °C, con periodi di ritorno di alcune centinaia di anni anche nello scenario più caldo, rimarrebbero invece fuori dalla portata di una vita umana, ma non più come oggi e nello scenario più favorevole praticamente impossibili.

In sintesi, gli scenari indicano che ogni mezzo grado di riscaldamento globale in più riduce sensibilmente i periodi di ritorno delle temperature estreme in Ticino. Contenere il riscaldamento globale a 1.5–2.0 °C anziché 3.0 °C fa la differenza tra un clima in cui i 40 °C restano un evento secolare e uno in cui diventano un fenomeno che si ripete ogni pochi anni.

Quanto si sposta un evento plurisecolare: i 50 °C nello scenario a +3 °C a confronto con il passato

PeriodoLocarno (T ≈ 370 anni)Lugano (T ≈ 720 anni)Forchetta
1961–199037.2 °C39.8 °C37 – 40 °C
1991–202039.8 °C38.4 °C38 – 40 °C
1996–202540.8 °C39.8 °C40 – 41 °C
GWL +3.0 °C50.0 °C50.0 °C50 °C

Nello scenario con un riscaldamento globale di 3 °C, una temperatura massima di 50 °C a Lugano e Locarno avrebbe un periodo di ritorno stimato tra circa 370 e 720 anni. Rimarrebbe quindi un evento estremamente raro, di portata plurisecolare. Per capire che cosa significhi questo cambiamento, conviene chiedersi quale temperatura corrispondeva allo stesso livello di rarità nel clima del passato.

Nel trentennio 1961–1990, un evento con un periodo di ritorno di 370–720 anni corrispondeva a una temperatura massima di circa 37–40 °C. Nel 1991–2020 la forchetta si colloca tra 38 e 40 °C, e nel clima più recente 1996–2025 tra 40 e 41 °C. In altre parole, l’evento “del secolo, anzi di più secoli” che nel clima di riferimento 1961–1990 si traduceva in circa 37–40 °C, in un mondo più caldo di 3 °C raggiungerebbe i 50 °C. A parità di rarità, il valore estremo si sposterebbe di circa 10–13 °C rispetto al 1961–1990 e di circa 9–10 °C rispetto al clima attuale.

Il messaggio di fondo rimane quindi chiaro. Un evento che nel clima del passato si sarebbe tradotto in una giornata attorno ai 37–40 °C, già allora al limite di quanto mai osservato in Ticino e quindi estremamente raro, in uno scenario a +3 °C potrebbe presentarsi con temperature fino a 50 °C. Insomma, facendo un altro parallelo, le temperature massime osservate nell’estate 2003 o 20026 avevano circa lo stesso periodo di ritorno nel clima 1961-1990 che i 50°C in un clima globale a +3°C. Quindi tutt’altro che impossibili.

La firma del Ticino ad uno scenario di riscaldamento globale vicino a +3°C

Se si proiettasse la politica climatica ticinese a livello globale, a maggior ragione dopo la recente discussione e decisione deludente sul PECC (Piano Energetico e Climatico Cantonale) e fatto salvo radicali cambiamenti futuri, la scelta del Ticino corriponderebbe ad uno scenario vicino o leggermengte al di sotto dei +3°C. Il Ticino ha quindi volutamente messo la firma su uno scenario estremo, con tutto quello che ciò comporta. La maggioranza di centro-destra (UDC, LEGA, PLR, HELVETHICA, AVANTI, e parte del CENTRO) ha ritenuto accettabile che i nostri figli e nipoti potranno avere la possibilità, come abbiamo visto non più estremamente remota, di vivere una estate con temperature massime a 50°C.  Rinunciare per scelta politica a fare la nostra parte e accettare scenari di questo tipo è secondo me politicamente ed eticamente scandaloso. Le future generazioni meritano ben di più.

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